sabato 1 gennaio 2011

Demeritocrazia

Con questo termine (demeritocrazia) vorrei rettificare la definizione conferita al sistema attuale (ovvero al capitalismo vigente); viene comunemente definito meritocratico in quanto non appiana le differenze ma premia alcuni a discapito di altri, e questo è palese, e concordo con il fatto che valorizzare le differenze sia una molla necessaria ad un sano sviluppo; il problema è il metodo con il quale vengono stabiliti i "premi": a mio avviso non è sufficiente parlare di meritocrazia laddove vi sia una differenziazione, ma sarebbe opportuno considerare quali qualità vengono premiate, e se queste corrispondono a qualcosa volto ad un migliore sviluppo della condizione umana; ritengo che il capitalismo (almeno nella forma attuale) non risponda a questa prerogativa sotto diversi aspetti fondamentali in quanto è per sua natura individualista e questo è in conflitto con il "sano sviluppo" volto al "miglioramento della condizione umana" sopra citati; i fatti lo dimostrano: la selezione porta sempre più in alto individui senza scrupoli ai quali poco o nulla interessa uno sviluppo generale, e i più validi (almeno secondo i parametri che io intendo validi al fine di un "sano sviluppo") arrancano perché faticano ad adeguarsi a questi barbari meccanismi di selezione. Anzitutto definirei il fine di un sistema veramente meritocratico, per poi argomentare come il sistema vigente non risponda a quest'esigenza. La natura impone in principio un meccanismo di selezione "individualista", cioè fa si che sopravviva e si riproduca l'"individuo" più adeguato alla sopravvivenza; ad un certo grado di evoluzione dovrebbe subentrare però una rivalutazione dell'"individuo" in un ambito più ampio: nel nostro caso parliamo di una società di individui, e i tempi per quanto ci riguarda dovrebbero essere maturi per considerarci in questa fase; posto che lo sviluppo dei singoli individui non è uniforme, è opportuno che permanga un meccanismo interno alla società di selezione per mantenere un progresso evolutivo dell'individuo stesso, ma subordinato allo sviluppo della società; va dunque presa coscienza del fatto che la forma più in alta di "individuo" che dovremmo tendere ad esprimere è una collettività di individui vista anch'essa come un organismo, e la tutela di un sano sviluppo di quest'ultimo dovrebbe essere la prerogativa principale dei nostri intenti; laddove un meccanismo interno ad una società premia un singolo componente a discapito dello sviluppo generale della società stessa, qui vi è un meccanismo malato, e questo è il caso della nostra società; difatti nella concorrenza spietata che domina il nostro sistema, ad esempio danneggiare gli avversari ha lo stesso risultato che migliorare sè stessi, e questo rende un pessimo servizio alla collettività; inoltre una così cieca valorizzazione dell'individuo fa si che coloro i quali sono disposti a calpestare gli altri pur di emergere scàlino i gradini della società più facilmente di quanto non sia possibile a chi ha rispetto degli altri, e questo è gravissimo poiché pone ai vertici individui senza scrupoli e con intenti estranei, e contrari, allo sviluppo generale, che dunque si sforzano, dalla posizione di dominio ottenuta, di mantenere vivi i meccanismi che li hanno portati vertici e che li fanno rimanere, alimentando un circolo vizioso dannoso per la società. Già prendere atto che siamo in un regime di demeritocrazia (non assoluta ma presente in importanti ambiti del sistema) sarebbe un passo avanti, poiché non si può curare un male che non si sa di avere. In quanto alla sua cura, non mi addentrerò qui nelle possibili soluzioni che proporrei perché richiedono la trattazione di altre introduzioni (a seconda di un approccio radicale o progressista) ampie e che temo scoraggerebbero la lettura del presente post per la dimensione che questo assumerebbe.

Nessun commento:

Posta un commento