Risposte alle massime domande insolute
Le attuali ingannevoli risposte: le religioni
Da millenni l'umanità si interroga sui perché connessi alla nostra esistenza, e sul termine della stessa, ovvero sulla morte. Le risposte a questi quesiti sono state finora fornite dalle religioni, una varietà di sistemi ciascuno con la pretesa della propria verità immutabile, tra di loro contraddittorie ma con punti fondamentali in comune: tutte propongono (anche se vorrebbero imporre) una condotta esistenziale volta al compiacimento di dettami voluti da un’entità superiore (un Dio o più) verso la quale anzitutto bisognerebbe avere una fede aprioristica: questo è necessario poiché le risposte che le religioni si propongono di dare in realtà sono errate, non dimostrabili, e dunque il credente deve prenderle per buone a scatola chiusa; addirittura il tentativo di volerle comprendere a fondo, di metterle in discussione, è spesso bollato come sacrilego poiché si metterebbe in discussione il divino dogma; questo implica un freno alla reale comprensione della realtà rappresentando un grave limite alla nostra consapevolezza ed è in definitiva in contrasto con il vero senso della nostra esistenza, vedremo poi il perché (non si vuole qui far intendere che il fine ultimo della vita sia l’acquisizione della consapevolezza, l’espansione della coscienza, anche se queste comunque rappresentano un indispensabile mezzo per protendere al fine ultimo); un altro importante punto in comune tra le religioni è quello di imporre un modello di comportamento sociale (dell’individuo nei confronti degli altri) che si propone, se pur goffamente, di costituire una linea di condotta che permetta una buona convivenza e quindi una piacevole esistenza complessiva; questa è stata la funzione delle religioni fino ad oggi, ovvero non essendoci di fatto risposte ai nostri attuali massimi interrogativi, dalle cui risposte appunto derivano alcuni fondamentali comportamenti umani che regolano la vita sociale, si sono “abbozzate” delle risposte derivanti da alcune intuizioni, o talvolta da vere e proprie prese di coscienza, dalle quali derivano leggi che rappresentano infine un’approssimazione, e anche una semplificazione che mascheri talune complessità altrimenti difficilmente inculcabili nelle masse, di ciò che si era concepito come modello comportamentale.
Un errore comune alle religioni è poi quello di avere un orientamento rispetto all’uomo piuttosto autoreferenziale, omocentrico, mentre i quesiti che si propone di risolvere implicano la comprensione del funzionamento dell’universo nel suo insieme; le religioni invece invertono l’effettivo rapporto tra l’uomo e l’universo, pensando che l’universo sia in funzione dell’uomo e non viceversa; parlando della religione cattolica, a questo proposito avevano posto l’uomo, oltre che “spiritualmente”, anche fisicamente al centro di esso, e quando l’avanguardia dell’umanità ha dimostrato che non era affatto vero, dapprima han messo al rogo chi non abiurava (Giordano Bruno) a tale infrazione dei dogmi costituiti, poi, quando non si poteva più negare la verità, con una relativa disinvoltura si è adeguata alla realtà delle cose. Un altro elemento di questo omocentrismo è l’attribuzione all’uomo (e solo ad esso) di un’anima (alle donne è stata concessa da appena mezzo millennio), dunque l’uomo sarebbe l’unica creatura verso la quale tutto ruota (a questo punto solo spiritualmente). Da quanto argomenterò sarà chiaro che tutto ciò ci allontana dai propositi di cui si vorrebbe far portavoce la religione.
Incapsulamento ricorsivo
Enunciato:
Lo scopo dell’universo (uomo compreso) è quello di organizzare materia ed energia in forme di equilibrio più complesse che incapsulino ricorsivamente forme più elementari.
Dimostrazione:
L’umanità è una specie biologica presente da un tempo relativamente breve nell’universo; anche la vita stessa (almeno sulla terra) è piuttosto recente, se comparata all’età dell’universo; dunque, lungi dall’incappare nell’errore proprio delle religioni che l’uomo sia l’entità alla quale guardare per comprendere le domande che mi propongo di rispondere, e consapevole che anche la vita stessa non può rispondersi da sé alle questioni qui poste in quanto sarebbe un teorema indecidibile all’interno del sistema formale “vita” (tantomeno “uomo”), è necessario volgere lo sguardo verso orizzonti più ampi; al contempo non è necessario conoscere tutto l’universo per comprenderne il funzionamento, come non è necessario, ad esempio, eseguire tutte le (infinite) somme tra numeri per comprendere l’addizione; guardando le cose da questo punto di vista si nota che dal microscopico al macroscopico tutto risponde alla medesima legge universale: materia ed energia si organizzano in configurazioni equilibrate, che fungano a loro volta da “mattoni” per un’organizzazione di ordine superiore: partendo per semplicità dalle particelle subatomiche (si potrebbe partire analogamente da elementi ancora più microscopici), formatisi poco dopo il big bang, questi si sono organizzati in atomi, i quali a loro volta formarono le molecole e, per farla breve, fino alla costituzione di pianeti e stelle, che formano galassie etc. Si nota che l’equilibrio energetico, cioè l’organizzazione per così dire strutturale tra materia ed energia (due forme della stessa entità: la materia è infine energia “organizzata”) nei livelli superiori (più macroscopici) diviene via via più caotica ed instabile, prova del fatto che semplicemente non ha ancora trovato una forma di aggregazione più evoluta: sappiamo quanta energia sia necessaria a scindere il nucleo di un atomo, e quanta energia sia contenuta in esso in rapporto alla propria massa, sappiamo che è necessaria una certa energia per scomporre una molecola, così come è chiaro che la “destrutturazione” ad esempio di un pianeta, in rapporto alla sua massa, è ridicola; questo significa che l’entità pianeta è una forma di organizzazione di massa ed energia poco stabile, e che quindi è transitoria, poiché verrà necessariamente rimpiazzata da una struttura più evoluta: stelle e a loro volta buchi neri; perché un pianeta divenga stella è necessaria una determinata massa critica che permetta l’innescarsi di meccanismi che ingenerino una struttura più stabile (una stella può distruggere un pianeta e non viceversa), ma la stella stessa ha forti elementi di instabilità, e perché divenga più stabile deve raggiungere a sua volta una nuova massa critica che le permetta l’implosione in buco nero, entità altamente organizzata, se pur non del tutto stabile. Guardando ad esempio il sistema solare si rileva una struttura con certe fondamentali analogie ad un atomo: il nucleo sarebbe il sole, ed attorno roteano secondo orbite dettate dall’energia della stella in questione (in questo caso il sole) i pianeti, che sono di dimensioni assai inferiori al nucleo e che possono essere potenzialmente sottratti da altri sistemi (analogamente agli elettroni in rapporto al nucleo); il sistema solare ruota a sua volta intorno ad un buco nero che forma la galassia, e anche qui le analogie restano sostanzialmente immutate: un nucleo energeticamente superiore attorno al quale si muovono sistemi da esso attratti: una matrioska ricorsiva; di fatto il livello macroscopicamente maggiore attualmente noto è l’universo, che rappresenta lo schema di maggiore entità: contiene le galassie, che contengono i sistemi “stellari”, che a loro volta contengono molecole, contenenti atomi, costituiti da particelle subatomiche, etc.
La mia analisi si è ridotta al passaggio da particelle subatomiche all’universo, pur essendo ben consapevole che questi non rappresentano affatto i limiti né inferiore né superiore della realtà in cui siamo immersi: microscopicamente sono note da tempo particelle elementari, mentre macroscopicamente esporrò in un capitolo dedicato (“Poliversi”) gli elementi che costituiscono un limite superiore all’universo, che comporterebbe dissertazioni sul tempo che esulano dai propositi del capitolo; per quanto necessario all’esplicazione delle domande principali che intendo rispondere questo range è sufficiente.
Nella panoramica della “matrioska” esposta, l’uomo, e la vita, non sembrerebbero avere ruolo; invece rappresentano una forma di organizzazione di materia ed energia altamente elevata, se pur in forme ancora primitive, cioè poco evolute; vedremo inoltre come rispondono strutturalmente alle analogie fin qui rispettate. Senza ripercorrere i passi evolutivi biologici, è opportuno anche in questo caso tenere in considerazione come le forme più elementari costituiscano elementi (in questo caso organismi) più complessi; soffermandomi sulla struttura umana, voglio evidenziare come questa sia costituita da forme organiche più elementari (ad esempio, per un globulo rosso il corpo umano potrebbe essere inteso come il suo universo).
Insomma, venendo al dunque, il nostro scopo non è altro che l’evoluzione, evoluzione in forme di materia ed energia sempre più complesse, il linea con quanto avviene ovunque, ed il passo successivo a cui protendere, parallelamente all’evoluzione individuale, credo sia quello della costituzione di un organismo costituito dall’aggregazione degli individui e della natura, cioè di una sorta di società evoluta in cui il singolo sia votato all’evoluzione della società, come ad esempio i globuli rossi, bianchi, i linfociti, etc., costituiscono l’organismo umano.
La morte è necessaria altrimenti vi sarebbe un’evoluzione inefficiente, limitata: difatti rigenerandosi nuovi individui generalmente si procede per selezione di organismi più evoluti; saremo “immortali” (come è “immortale” un atomo) quando avremo raggiunto il nostro massimo stadio evolutivo: mattoni perfetti pronti a costituire le solide basi per un organismo che ci contenga. Siamo dunque esseri estremamente effimeri, transitori, e l’illusione prodotta dalla nostra mente di possedere un’anima eterna è frutto del nostro stato evolutivo relativamente limitato.
Poliversi
Conio questo nome, dall’etimologia inesatta, nell’intenzione di richiamare il concetto senza però fare confusione con i multiversi citati ad esempio nella “Freccia del tempo”, cioè il plurale non è inteso nei confronti della direzionalità del tempo, bensì della pluralità degli universi; etimologicamente sarebbe più corretto poliuniversi, oppure multiuniversi, ma sembrando un impronunciabile ossimoro ho preferito questa parola forse più digeribile. E’ un nome del tutto provvisorio, una sorta di catacresi di certo migliorabile.
Premesso ciò, passiamo al concetto, che è la cosa veramente importante: sappiamo che il tempo è relativo, cioè in funzione della massa subisce delle distorsioni; quanto voglio affermare è che ad una certa massa critica il tempo raggiunge una sorta di asintoto oltre il quale il tempo, se vogliamo, implode in un’altra dimensione spaziotemporale: secondo questa mia teoria, l’universo stesso sarebbe stato generato da un’implosione spaziotemporale avvenuta in un altro universo (in cui, se vogliamo, il nostro è contenuto, come è contenuto un numero nel campo complesso rispetto al piano reale); all’interno del nostro universo non va escluso che avvengano (non posso affermarlo con certezza poiché non so se venga raggiunta la massa critica che scateni l’implosione), probabilmente già nei buchi neri (o al massimo da un buco nero che raggiunga la massa critica necessaria), alcune generazioni di “subuniversi” (o subversi se vogliamo mantenere una dicitura coerente al capitolo) all’interno del quale in un tempo limitato rispetto al nostro “livello universale” si sviluppi un subverso a sé stante, con coordinate temporali proprie e la cui “vita” potrebbe “consumarsi” in un tempo che sarebbe da noi percepito come assai limitato, forse istantaneo, mentre al suo interno si sarebbero potute generare, ad esempio, forme organiche anche ben più evolute della nostra. Ricollegandomi alla “matrioska”, ovvero all’incapsulamento ricorsivo, che a questo punto definirei come “incapsulamento dimensionale ricorsivo”, questo rappresenterebbe il livello superiore all’universo: universo contenente altri universi e contenuto da altri ancora.