Accozzaglia di considerazioni di vario genere, ma con il tratto comune che non gliene frega un piffero a nessuno, o quasi. Per quei quasi: leggete, e se avete qualcosa da dire, commentate, deridete, sbeffeggiate, inveite...
Visualizzazione post con etichetta Riforme. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Riforme. Mostra tutti i post
domenica 13 maggio 2012
Gestione centralizzata dei trasporti di cose e persone
Trovo veramente sconsolante che ad oggi ancora non sia stata fatta una razionalizzazione dei trasporti, quindi mi propongo di esporre un sistema che li ottimizzi.
Questo avrebbe un notevole impatto economico e ambientale, riducendo spese, inquinamento ed eccessi di produzione di veicoli.
La cosa più semplice è l'idea alla base e la sua messa in pratica a livello di impianto infrastruttrale (basterebbero un paio di server, ed inizialmente il parco veicoli potrebbe essere ottenuto riciclando l'attuale sovrabbondanza di questi, migrando gradualmente ad una loro ottimizzazione adeguandola alle necessità); la cosa più difficile è far si che i centri di potere preposti alla gestione della questione vogliano mettere in pratica un beneficio per tutti a discapito di interessi di pochi ultramiliardari.
Per sommi capi il concetto consiste nell'implementare un algoritmo il quale processi le richieste di spostamento (di cose e persone) e le organizzi in maniera da dimensionare opportunamente i veicoli ai flussi, calcolando i percorsi in modo da evitare ingorghi.
All'atto pratico sarebbe come disporre di taxi sempre reperibili a costi di molto inferiori a quanto si spenderebbe prendendo la propria macchina, il traffico si ridurrebbe approssimativamente ad 1/10 (non di 1/10: di 9/10), e di conseguenza le spese (anzi, la centralizzazione di manutenzioni, assicurazioni e quant'altro orbita intorno alla questione, come i sistemi di alimentazione dei veicoli, avrebbero un impatto tale per cui per 1/10 del traffico si avrebbe meno di 1/10 della spesa in quanto siffatta gestione ottimizzerebbe anche le componenti di costo attuale dei singoli veicoli).
E' un'idea che ho da più di 10 anni, ma vedere che il massimo che si è messo in piedi finora è il car pooling (un'embrionale versione del progetto qui esposto) mi ha spinto a pubblicare questo post.
La forza dell'idea si esprime se ben diffusa: già se la si applicasse ad una provincia si avrebbero enormi benefici, se venisse estesa ad un ambito nazionale ancora meglio, e così via.
Ogni giorno si muovono in Italia milioni di persone, la stragrande maggioranza delle quali fanno spostamenti simili tra loro (almeno per tratti parziali), con un carico che stimerei mediamente in 1/4 del potenziale; qualcuno potrebbe obiettare che, nell'improbabile ipotesi che si riuscisse a far sempre viaggiare i veicoli a pieno carico, il traffico si ridurrebbe ad 1/4 (cioè di 3/4, che già non sarebbe male) e non ad 1/10, ma questo presupporrebbe l'ausilio dei soliti mezzi, mentre se ad esempio (usando cifre del tutto ipotetiche) ogni mattina 4000 automobili fanno brescia-milano trasportando approssimativamente 5000 persone, che riorganizzate si ridurrebbero a 1000, ciò sarebbe sostituito da 100 veicoli con portata mediamente 10 volte maggiore. Il costo verrebbe decimato ed il tempo dimezzato (ricordiamo che ci sarebbero 100 veicoli invece di 4000 in circolazione, il che già in sè diminuirebbe il traffico, inoltre il sistema conoscendo preventivamente i flussi, li disporrebbe in maniera tale che non si accavallino). Inoltre invece che 4000 autisti ve ne sarebbero 100, il che significa che 3900 persone potrebbero dedicarsi ad altro invece che guidare (dormire? leggere? lavorare al pc? chiacchierare con i compagni di viaggio rendendo il trasferimento un atto conciliante invece che alienante? ognuno potrebbe scegliere come preferisce).
Entrare nel merito dei dettagli implementativi sarebbe lungo e di interesse secondario (per una buona ottimizzazione e per una adeguata qualità del servizio occorrono svariati accorgimenti, ma la sostanza del discorso centrale rimane), quindi mi fermo qui, e se qualcuno avesse qualche perplessità sulla fattibilità e/o opportunità della cosa esponga i propri dubbi/dissensi, sono certo di poter rispondere a qualsiasi istanza in merito.
martedì 10 gennaio 2012
Contromisure per una corretta tutela della politica
Premessa
Attualmente dunque la gerarchia sociale vede ai vertici una selezione di "furbetti" con l'unica qualità di saper illudere la maggioranza della gente dell'opportunità di far gestire a loro i propri interessi; la massa viene sfruttata da questi, ma essendo per lo più ignara di quanto le cose potrebbero andare meglio, non ha neanche coscienza del problema, mentre alle persone più valide e coscienti vengono preclusi i vertici per i motivi sopra esposti, e faticano a condurre una vita da sfruttati, hanno coscienza delle ingiustizie che li circondano, e dunque se la passano piuttosto male.
Contromisure
Con la "democrazia ponderata" ho avanzato una proposta che risolverebbe questo grave limite, e in più sarebbe fonte di stimolo generale per l'accrescimento della coscienza sociale; i danni che stiamo facendo sono intollerabili, stiamo addirittura retrocedendo in importanti ambiti della vita sociale, e non mi dilungherò qui nell'esporli perché questo esula dai propositi di questo post, e poi si è già detto tanto in merito, anche se ci sono tante voci contrapposte la maggioranza delle quali incoerenti con sè stesse, ma il livello dei discorsi è infimo a tal punto da lasciar spazio anche alle più improbabili posizioni. La maggior parte delle questioni si riducono a slogan ad effetto, ma scavando in questi si troverebbero incompatibilità logiche imbarazzanti, e, posto che la ragione logica sia il miglior fodamento di cui disponiamo (questo lo darei come dato di base, se no possiamo anche chiudere tutti i discorsi e tornare nella giungla in cui siamo ingarbugliati), pretenderei che le dichiarazioni pubbliche di chi è preposto al ruolo governativo venissero messe sotto osservazione da organi concepiti a tal fine, e laddove si verificassero suddetti contrasti formali, qualora il soggetto non riuscisse ad argomentare la validità dell'affermazione enunciata, dovrebbe rettificare pubblicamente scusandosi per lo strafalcione; basterebbe quest'elementare accorgimento per evitare tutta una serie di tremende assertazioni che inquinano il dibattito; una sana dialettica dovrebbe essere centrale in qualsivoglia forma di governo con la pretesa di curare il bene sociale (cioè quanto implicitamente dichiarato dalle attuali forme di governo: Gengis Khan non aveva di queste pretese, dunque era se non altro molto più coerente dei personaggi che ingombrano la scena pubblica odierna). Qualcuno potrebbe opporre che tale organo di controllo sarebbe pericoloso, ma non parlo di soggetti con l'autorità di pronunciarsi sulle questioni, di avanzare proponimenti di sorta, ma semplicepente di controllo, ovviamente costituita da personale qualificato per valutazioni logiche formali; ne nascerebbe un polverone, ma il polverone cè di suo, e viene occulatato sotto il tappeto (sotto i veli dell'arte oratoria propri dei politicanti dominanti), e dunque non verrebbe generato dall'organo di vigilanza proposto, ma solo messo in luce.
E' chiaro che ciò lede gli interessi dell'establishment, e non verrà mai varato spontaneamente da esso un suo nemico mortale, è il popolo che dovrebbe pretenderlo, consapevole in partenza del tentativo di sabotaggio che si avrebbe anche nel caso che l'establishment stesso fosse chiamato a costituirlo, ma se non si comincia a cercare di risolvere un problema, non si arriverà mai alla sua soluzione, è ovvio, ma è meglio esplicitare anche l'ovvio perché troppe ovvietà vengono disattese fischiettando allegramente (distraendo l'attenzione generale) o con pretesti poco seri (ad esser molto gentili nel definirli). Per selezione naturale i vari cialtroni che infestano le sedi governative verrebbero spazzati via dalla logica, che non permette facili raggiri come consente invece il corrente clima politico. Al loro posto via via apparirebbero se non altro persone coerenti, e direi, eufemisticamente, che non è poco. Un'altra banale obiezione potrebbe essere quella di dire che suddetto organo vigilante potrebbe portare in seno orientamenti che influenzerebbero la scena (distorcendo a proprio piacimento il percorso politico), ma non facendo parte delle proprie mansioni ciò le sarebbe precluso, e questo è attuabile per diversi motivi: un primo livello sarebbe quello di consentirgli richiami solo su contraddizioni in dichiarazioni dalla stessa parte politica (dallo stesso soggetto sarebbe troppo facilmente aggirabile da un'opportuna organizzazione di partito), e già così una sostanziosa parte delle attuali dichiarazioni verrebbe stroncata; non sto a riportare esempi perché sono tanti e non vorrei preferirne uno ad un altro scendendo tra l'altro nel particolare, e questo mi farebbe inciampare nella trappola dell'orientamento politico predeterminato, mentre vorrei fare un discorso trasversale, di respiro il più ampio possibile; inoltre non vorrei offendere l'intelligenza del lettore, certamente in grado di cogliere da sè un nutrito numero di esempi.
Questa sarebbe la versione "debole" dell'organo, poiché un'oculata gestione del partito, accompagnata da una pretestuosa evasione dai dibattiti darebbe ancora spazio a scorrettezze.
Colgo l'occasione per aprire una parentesi: la disertazione dal dibattito non dovrebbe essere consentita, sempre che si crei almeno nelle reti di stato un opportuno ambiente neutro (oggi inesistente), ma sarebbe di talmente semplice realizzazione che credo di esaurirne l'esposizione all'interno di questa "parentesi" del discorso, dunque mi concedo questa digressione: i presentatori sarebbero del tutto superflui, ma i tempi verrebbero rigidamente determinati di modo da garantire l'esposizione paritaria del punto di vista su diversi argomenti, i quali possono diversificarsi tra preconfezionati, sviluppati nell'ambito del dibattito, e proposti dai soggetti coinvolti; la miscelazione di questi, se anche un solo soggetto non fosse in accordo con gli altri per una diversa redistribuzione, si fisserebbe in proporzioni fisse (ad esempio metà del tempo si dedica agli argomenti predeterminati, che sarebbero incentrati su questioni attuali, un quarto su domande aperte nel corso della discussione dalle parti, il restante quarto su spunti aperti dalle parti anche se non direttamente in relazione con i temi predisposti; ovviamente questa è solo un'ipotesi, ma sarebbe ancora meglio dedicare intere trasmissioni a ciascuna di queste parti); il discorso si svilupperebbe secondo questo schema: ognuno ha diversi gettoni da tot minuti e ha il diritto al proprio turno (turno spontaneamente cedibile) di sfruttarli sino in fondo (e oltre solo se consentito da tutti gli altri, scalando il tempo dal gettone successivo); se invece si volesse cedere la parola a chi interessato, i minuti non sfruttati potrebbero essere recuperati al turno successivo. Sfido chiunque a portare un'obiezione di sorta (naturalmente con fondamento) a questa forma di dibattito pubblico, obbligatorio per chi si volesse proporre alla guida politica.
Una versione più forte dell'organo in oggetto necessiterebbe la depositazione degli scopi fondanti del partito ad ogni legislatura (modificabili in corso solo se non al governo); per quanto vaghi dovrebbero esporre i propri presupposti e si eviterebbero contraddizioni in corso d'opera, oltre ad obbligare i partiti a dichiarare chiaramente ed incontrovertibilmente i propri intenti: per fare qualche esempio, semplificando il discorso, ci sarebbe chi direbbe "ci proponiamo anzitutto di tutelare lo sviluppo economico della nazione", chi "la nostra priorità è di formare le nuove generazioni con pari opportunità e di premiare poi il merito individuale", piuttosto che "ristabilire la legalità", o ancora "vogliamo stabilire il primato della razza X sulla nazione" (sembra ridicolo ma questi elementi ci sono e o si smaschererebbero oppure dovrebbero rinunciare in partenza ai loro infelici propositi), ecc., ecc. Quando un partito facesse dichiarazioni (o applicasse provvedimenti) in contrasto con quanto dichiarato verrebbe costretto a rettifiche.
Potrebbe apparire utopico, ma lo ritengo più che fattibile: da farsi e basta; più di 2000 anni fa a Sparta gli efori assolvevano ad un compito simile, ma erano in numero esiguo e estratti a sorte, dunque i limiti erano parecchi (gente del popolo facile alla corruzione, e inoltre non erano certo concepiti come critici sulla coerenza logica delle dichiarazioni) e altre differenze, era solo per dire che non è un vaniloquio del tutto ipotetico e irrealizzabile, ma qualcosa di attuabilissimo.
Chiaramente, al pari di tutti gli altri post qui pubblicati, affronto argomenti che meriterebbero più spazio, ma mi limito per il moemento ad abbozzare i tratti generali del discorso, e mi rendo disponibile a scendere in dettaglio in qualsiasi punto o ad affrontare obiezioni, suggerimenti o quant'altro.
martedì 4 gennaio 2011
Estensione degli ambiti di applicazione della circonvenzione di incapace
Per tale estensione sarebbe forse opportuno parlare semplicemente di circonvenzione per non ledere l'autostima delle vittime. Reputo che l'"incapacità", oggi intesa come circoscritta a soggetti con limitate capacità cognitive, dovrebbe essere relativizzata, ovvero considerata in funzione al contesto nel quale si applica l'opera di persuasione: in breve, penso che, ad esempio, le cognizioni di un uomo non addetto ai lavori in materia di dentifrici siano tali da rendelo facilmente preda di un pubblicitario che gli voglia vendere un prodotto di pessima qualità, in quanto si può senza difficoltà affidare alla non colpevole ignoranza del potenziale cliente riguardo all'effetiva qualità del prodotto; in un mondo che offre una sconfinata gamma di prodotti il cui valore qualitativo è effettivamente misurabile solo da un esperto, il consumatore è in balìa del mercato, non certo di per sè sensibile a mostrare i lati scadenti di ciò che offre, e non gli vengono forniti strumenti per difendersi in tal senso, a parte debolissime autority per altro spesso corrotte; sarebbe opportuno dunque stabilire più rigidi meccanismi di controllo sulle forme di persuasione adottate da pubblicitari e commercianti in genere, e soprattutto istituire dei cataloghi facilmente accessibili redatti da gruppi di esperti super partes che ne documentino gli standard qualitativi.
venerdì 19 novembre 2010
Riforma carceraria: da scuola di crimine a recupero sociale
Sono scosso da una recente esperienza che mi ha sollecitato la stesura del presente post: ho visto da molto vicino la condizione carceraria e ciò mi impone la pubblicazione del mio pensiero in merito nella speranza che venga in qualche modo ascoltato dalle istituzioni preposte alla sua gestione.
E' opportuno partire da una cosiderazione sulla situazione attuale per evidenziarne i limiti al fine di proporne una soluzione; ad oggi colui il quale commette un reato finisce in una struttura degradante dove il recupero è apparentemente (e a mio avviso sostanzialmente) l'ultimo dei propositi; anzitutto il fatto di essere messi insieme a soli criminali ha la funzione di consolidare e far evolvere la coscienza criminale del soggetto che vi finisce, dato che i principali interlocutori sono di tale estrazione; inoltre le condizioni in cui vengono posti aumenta il disagio e di conseguenza alimenta la parte peggiore dell'individuo, costretto, anche quando non predisposto per natura, a tirare fuori il peggio di sè per sopravvivere in una selezione verso il basso; le guardie carcerarie, in virtù di una formazione evidentemente insensibile al recupero del detenuto, non aiutano certo il recupero auspicato da una coscienza di buon senso. Attualmente chi entra in carcere ha alte probabilità di aumentare la propria inclinazione criminale sia perché "formato" all'interno del carcere, sia perché una volta uscito il reinserimento nella vita sociale legale è compromesso dalla macchia indelebile del proprio passato. Va premesso che è importante il recupero tanto quanto la funzione punitiva alla quale assolve la pena; va sottolineato inoltre che la pena andrebbe commisurata al danno sociale inflitto dal crimine commesso: anche questo concetto mi pare talvolta trascurato dalle norme attuali. Rivedrei dunque sotto questa luce le misure coercitive con le quali esercitare deterrenza, recupero, ed introdurre anche un recupero sotto l'aspetto del danno sociale inflitto col crimine commesso. E' opportuno iniziare con una rivalutazione delle pene di modo da commisurarle, come anticipato, al danno sociale inflitto; ritengo poi che la formula ideale (o per lo meno che migliorerebbe di molto la forma attuale) consisterebbe nel sostituire l'attuale detenzione con l'obbligo di lavorare per ripagare ampiamente ai danni inflitti alla società col proprio crimine; ne gioverebbe la società e chi ha commesso il crimine, che sarebbe poi naturalmente reintrodotto nella legalità nel momento in cui finisse di pagare per il proprio reato.
E' opportuno partire da una cosiderazione sulla situazione attuale per evidenziarne i limiti al fine di proporne una soluzione; ad oggi colui il quale commette un reato finisce in una struttura degradante dove il recupero è apparentemente (e a mio avviso sostanzialmente) l'ultimo dei propositi; anzitutto il fatto di essere messi insieme a soli criminali ha la funzione di consolidare e far evolvere la coscienza criminale del soggetto che vi finisce, dato che i principali interlocutori sono di tale estrazione; inoltre le condizioni in cui vengono posti aumenta il disagio e di conseguenza alimenta la parte peggiore dell'individuo, costretto, anche quando non predisposto per natura, a tirare fuori il peggio di sè per sopravvivere in una selezione verso il basso; le guardie carcerarie, in virtù di una formazione evidentemente insensibile al recupero del detenuto, non aiutano certo il recupero auspicato da una coscienza di buon senso. Attualmente chi entra in carcere ha alte probabilità di aumentare la propria inclinazione criminale sia perché "formato" all'interno del carcere, sia perché una volta uscito il reinserimento nella vita sociale legale è compromesso dalla macchia indelebile del proprio passato. Va premesso che è importante il recupero tanto quanto la funzione punitiva alla quale assolve la pena; va sottolineato inoltre che la pena andrebbe commisurata al danno sociale inflitto dal crimine commesso: anche questo concetto mi pare talvolta trascurato dalle norme attuali. Rivedrei dunque sotto questa luce le misure coercitive con le quali esercitare deterrenza, recupero, ed introdurre anche un recupero sotto l'aspetto del danno sociale inflitto col crimine commesso. E' opportuno iniziare con una rivalutazione delle pene di modo da commisurarle, come anticipato, al danno sociale inflitto; ritengo poi che la formula ideale (o per lo meno che migliorerebbe di molto la forma attuale) consisterebbe nel sostituire l'attuale detenzione con l'obbligo di lavorare per ripagare ampiamente ai danni inflitti alla società col proprio crimine; ne gioverebbe la società e chi ha commesso il crimine, che sarebbe poi naturalmente reintrodotto nella legalità nel momento in cui finisse di pagare per il proprio reato.
giovedì 18 novembre 2010
Riformare il sistema elettorale: democrazia "ponderata"
Premetto che credo che il sistema attuale, in generale, al di là del sistema elettorale, vada riformato, anzi rivoluzionato; consapevole del fatto che i tempi non sono maturi per una rivoluzione, propongo almeno questa riforma per migliorare la situazione attuale.
Ad oggi chiunque, sia esso analfabeta o un premio Nobel, ha diritto al voto, giustamente; è una conquista civile chiamata "suffragio universale"; infatti fino a non troppo tempo fa per esempio le donne non potevano votare; non credo comunque che questo sia il migliore strumento democratico possibile: nel momento in cui ci illudessimo di aver raggiunto una qualche forma di perfezione su temi così complessi, penso che questo corrisponderebbe semplicemente ad un arresto del progresso sul tema in questione. Propongo dunque una miglioria del suffragio universale come oggi concepito con la consapevolezza di non raggiungere certo la perfezione, ma di fare un passo avanti sperando che sia spunto per farne tanti altri: insomma per progredire rispetto alla stasi che domina da troppo tempo.
Premetto che il fine ultimo della politica dovrebbe essere (sembra che talvolta ci sia una certa distrazione in merito) il bene del popolo, e ardisco a dire, nei limiti da prendere oggi in considerazione, del mondo intero, compreso dunque l'ambiente, che peraltro è in stretta relazione, nel lungo termine, col bene del popolo stesso.
Intendo con democrazia "ponderata" il concetto di conferire a ciascun votante un "peso", inizialmente uguale per tutti, e variabile via via nel percorso di vita di ognuno. A titolo di esempio, supponiamo che ad un soggetto venga assegnato un premio Nobel per la pace, reputo dunque che sarebbe opportuno che il peso del voto di questo soggetto subisca un incremento; supponiamo invece che un tale si macchi di orrendi crimini, credo sia giusto che il suo voto subisca invece un decremento. Propongo inoltre dei periodici test facoltativi atti a valutare le sensibilità e capacità dell'individuo nei confronti delle tematiche sensibili al progresso del benessere sociale come inteso in precedenza; questi sono molto delicati e devono limitarsi di modo da non introdurre in alcun modo degli elementi viziati da qualsivoglia orientamento particolare. Come premesso il fine ultimo è la tutela del benessere sociale, e quindi è vantaggioso per tutti che chi dimostri una maggiore sensibilità e/o capacità nella tutela di questo abbia maggior voce nelle decisioni che la riguardano. Il concetto di base è piuttosto semplice e si esaurisce nelle poche righe sopra esposte, in quanto segue entrerò invece nei dettagli di come articolare in pratica il discorso, senza la pretesa che l'implementazione che propongo sia la migliore possibile, anzi, con la sicurezza che sia ampiamente migliorabile, e qui spero nel contributo di eventuali commenti che aiutino in tal senso.
Poniamo dunque che ciascuno parta, alla nascita, con il "peso" 1; già nell'arco del suo percorso di studi, in base alla quantità ed alla qualità dei risultati ottenuti il suo peso subirà delle variazioni; in relazione alla quantità, nel senso che se uno raggiungesse ad esempio una laurea accumulerà più "peso" di uno che raggiunga solo le medie superiori, a parità di risultati; in quanto alla qualità, chi ottenesse voti più alti raggiungerebbe più "peso" di un altro con voti inferiori, a parità di percorso scolastico; inoltre, differenti piani di studi sarebbe corretto che avessero differenti coefficienti in funzione della loro vocazione nella formazione di una coscienza sociale, ovvero mi aspetterei che un percorso prettamente tecnico o professionale abbia un coefficiente inferiore ad uno umanistico; la promozione comporterà un incremento e la bocciatura un decremento; particolari meriti o demeriti comporterebbero anch'essi variazioni, l'importante è che si tenga sempre conto del valore volto alla formazione di una coscienza sociale, ovvero, per esempio, i meriti sportivi non vedo come potrebbero contribuire in tal senso. Non mi addentrerò oltre nell'esposizione dell'implementazione che proporrei poiché vorrei focalizzare l'attenzione sul concetto di base.
Ad oggi chiunque, sia esso analfabeta o un premio Nobel, ha diritto al voto, giustamente; è una conquista civile chiamata "suffragio universale"; infatti fino a non troppo tempo fa per esempio le donne non potevano votare; non credo comunque che questo sia il migliore strumento democratico possibile: nel momento in cui ci illudessimo di aver raggiunto una qualche forma di perfezione su temi così complessi, penso che questo corrisponderebbe semplicemente ad un arresto del progresso sul tema in questione. Propongo dunque una miglioria del suffragio universale come oggi concepito con la consapevolezza di non raggiungere certo la perfezione, ma di fare un passo avanti sperando che sia spunto per farne tanti altri: insomma per progredire rispetto alla stasi che domina da troppo tempo.
Premetto che il fine ultimo della politica dovrebbe essere (sembra che talvolta ci sia una certa distrazione in merito) il bene del popolo, e ardisco a dire, nei limiti da prendere oggi in considerazione, del mondo intero, compreso dunque l'ambiente, che peraltro è in stretta relazione, nel lungo termine, col bene del popolo stesso.
Intendo con democrazia "ponderata" il concetto di conferire a ciascun votante un "peso", inizialmente uguale per tutti, e variabile via via nel percorso di vita di ognuno. A titolo di esempio, supponiamo che ad un soggetto venga assegnato un premio Nobel per la pace, reputo dunque che sarebbe opportuno che il peso del voto di questo soggetto subisca un incremento; supponiamo invece che un tale si macchi di orrendi crimini, credo sia giusto che il suo voto subisca invece un decremento. Propongo inoltre dei periodici test facoltativi atti a valutare le sensibilità e capacità dell'individuo nei confronti delle tematiche sensibili al progresso del benessere sociale come inteso in precedenza; questi sono molto delicati e devono limitarsi di modo da non introdurre in alcun modo degli elementi viziati da qualsivoglia orientamento particolare. Come premesso il fine ultimo è la tutela del benessere sociale, e quindi è vantaggioso per tutti che chi dimostri una maggiore sensibilità e/o capacità nella tutela di questo abbia maggior voce nelle decisioni che la riguardano. Il concetto di base è piuttosto semplice e si esaurisce nelle poche righe sopra esposte, in quanto segue entrerò invece nei dettagli di come articolare in pratica il discorso, senza la pretesa che l'implementazione che propongo sia la migliore possibile, anzi, con la sicurezza che sia ampiamente migliorabile, e qui spero nel contributo di eventuali commenti che aiutino in tal senso.
Poniamo dunque che ciascuno parta, alla nascita, con il "peso" 1; già nell'arco del suo percorso di studi, in base alla quantità ed alla qualità dei risultati ottenuti il suo peso subirà delle variazioni; in relazione alla quantità, nel senso che se uno raggiungesse ad esempio una laurea accumulerà più "peso" di uno che raggiunga solo le medie superiori, a parità di risultati; in quanto alla qualità, chi ottenesse voti più alti raggiungerebbe più "peso" di un altro con voti inferiori, a parità di percorso scolastico; inoltre, differenti piani di studi sarebbe corretto che avessero differenti coefficienti in funzione della loro vocazione nella formazione di una coscienza sociale, ovvero mi aspetterei che un percorso prettamente tecnico o professionale abbia un coefficiente inferiore ad uno umanistico; la promozione comporterà un incremento e la bocciatura un decremento; particolari meriti o demeriti comporterebbero anch'essi variazioni, l'importante è che si tenga sempre conto del valore volto alla formazione di una coscienza sociale, ovvero, per esempio, i meriti sportivi non vedo come potrebbero contribuire in tal senso. Non mi addentrerò oltre nell'esposizione dell'implementazione che proporrei poiché vorrei focalizzare l'attenzione sul concetto di base.
Iscriviti a:
Post (Atom)