Premessa
Attualmente dunque la gerarchia sociale vede ai vertici una selezione di "furbetti" con l'unica qualità di saper illudere la maggioranza della gente dell'opportunità di far gestire a loro i propri interessi; la massa viene sfruttata da questi, ma essendo per lo più ignara di quanto le cose potrebbero andare meglio, non ha neanche coscienza del problema, mentre alle persone più valide e coscienti vengono preclusi i vertici per i motivi sopra esposti, e faticano a condurre una vita da sfruttati, hanno coscienza delle ingiustizie che li circondano, e dunque se la passano piuttosto male.
Contromisure
Con la "democrazia ponderata" ho avanzato una proposta che risolverebbe questo grave limite, e in più sarebbe fonte di stimolo generale per l'accrescimento della coscienza sociale; i danni che stiamo facendo sono intollerabili, stiamo addirittura retrocedendo in importanti ambiti della vita sociale, e non mi dilungherò qui nell'esporli perché questo esula dai propositi di questo post, e poi si è già detto tanto in merito, anche se ci sono tante voci contrapposte la maggioranza delle quali incoerenti con sè stesse, ma il livello dei discorsi è infimo a tal punto da lasciar spazio anche alle più improbabili posizioni. La maggior parte delle questioni si riducono a slogan ad effetto, ma scavando in questi si troverebbero incompatibilità logiche imbarazzanti, e, posto che la ragione logica sia il miglior fodamento di cui disponiamo (questo lo darei come dato di base, se no possiamo anche chiudere tutti i discorsi e tornare nella giungla in cui siamo ingarbugliati), pretenderei che le dichiarazioni pubbliche di chi è preposto al ruolo governativo venissero messe sotto osservazione da organi concepiti a tal fine, e laddove si verificassero suddetti contrasti formali, qualora il soggetto non riuscisse ad argomentare la validità dell'affermazione enunciata, dovrebbe rettificare pubblicamente scusandosi per lo strafalcione; basterebbe quest'elementare accorgimento per evitare tutta una serie di tremende assertazioni che inquinano il dibattito; una sana dialettica dovrebbe essere centrale in qualsivoglia forma di governo con la pretesa di curare il bene sociale (cioè quanto implicitamente dichiarato dalle attuali forme di governo: Gengis Khan non aveva di queste pretese, dunque era se non altro molto più coerente dei personaggi che ingombrano la scena pubblica odierna). Qualcuno potrebbe opporre che tale organo di controllo sarebbe pericoloso, ma non parlo di soggetti con l'autorità di pronunciarsi sulle questioni, di avanzare proponimenti di sorta, ma semplicepente di controllo, ovviamente costituita da personale qualificato per valutazioni logiche formali; ne nascerebbe un polverone, ma il polverone cè di suo, e viene occulatato sotto il tappeto (sotto i veli dell'arte oratoria propri dei politicanti dominanti), e dunque non verrebbe generato dall'organo di vigilanza proposto, ma solo messo in luce.
E' chiaro che ciò lede gli interessi dell'establishment, e non verrà mai varato spontaneamente da esso un suo nemico mortale, è il popolo che dovrebbe pretenderlo, consapevole in partenza del tentativo di sabotaggio che si avrebbe anche nel caso che l'establishment stesso fosse chiamato a costituirlo, ma se non si comincia a cercare di risolvere un problema, non si arriverà mai alla sua soluzione, è ovvio, ma è meglio esplicitare anche l'ovvio perché troppe ovvietà vengono disattese fischiettando allegramente (distraendo l'attenzione generale) o con pretesti poco seri (ad esser molto gentili nel definirli). Per selezione naturale i vari cialtroni che infestano le sedi governative verrebbero spazzati via dalla logica, che non permette facili raggiri come consente invece il corrente clima politico. Al loro posto via via apparirebbero se non altro persone coerenti, e direi, eufemisticamente, che non è poco. Un'altra banale obiezione potrebbe essere quella di dire che suddetto organo vigilante potrebbe portare in seno orientamenti che influenzerebbero la scena (distorcendo a proprio piacimento il percorso politico), ma non facendo parte delle proprie mansioni ciò le sarebbe precluso, e questo è attuabile per diversi motivi: un primo livello sarebbe quello di consentirgli richiami solo su contraddizioni in dichiarazioni dalla stessa parte politica (dallo stesso soggetto sarebbe troppo facilmente aggirabile da un'opportuna organizzazione di partito), e già così una sostanziosa parte delle attuali dichiarazioni verrebbe stroncata; non sto a riportare esempi perché sono tanti e non vorrei preferirne uno ad un altro scendendo tra l'altro nel particolare, e questo mi farebbe inciampare nella trappola dell'orientamento politico predeterminato, mentre vorrei fare un discorso trasversale, di respiro il più ampio possibile; inoltre non vorrei offendere l'intelligenza del lettore, certamente in grado di cogliere da sè un nutrito numero di esempi.
Questa sarebbe la versione "debole" dell'organo, poiché un'oculata gestione del partito, accompagnata da una pretestuosa evasione dai dibattiti darebbe ancora spazio a scorrettezze.
Colgo l'occasione per aprire una parentesi: la disertazione dal dibattito non dovrebbe essere consentita, sempre che si crei almeno nelle reti di stato un opportuno ambiente neutro (oggi inesistente), ma sarebbe di talmente semplice realizzazione che credo di esaurirne l'esposizione all'interno di questa "parentesi" del discorso, dunque mi concedo questa digressione: i presentatori sarebbero del tutto superflui, ma i tempi verrebbero rigidamente determinati di modo da garantire l'esposizione paritaria del punto di vista su diversi argomenti, i quali possono diversificarsi tra preconfezionati, sviluppati nell'ambito del dibattito, e proposti dai soggetti coinvolti; la miscelazione di questi, se anche un solo soggetto non fosse in accordo con gli altri per una diversa redistribuzione, si fisserebbe in proporzioni fisse (ad esempio metà del tempo si dedica agli argomenti predeterminati, che sarebbero incentrati su questioni attuali, un quarto su domande aperte nel corso della discussione dalle parti, il restante quarto su spunti aperti dalle parti anche se non direttamente in relazione con i temi predisposti; ovviamente questa è solo un'ipotesi, ma sarebbe ancora meglio dedicare intere trasmissioni a ciascuna di queste parti); il discorso si svilupperebbe secondo questo schema: ognuno ha diversi gettoni da tot minuti e ha il diritto al proprio turno (turno spontaneamente cedibile) di sfruttarli sino in fondo (e oltre solo se consentito da tutti gli altri, scalando il tempo dal gettone successivo); se invece si volesse cedere la parola a chi interessato, i minuti non sfruttati potrebbero essere recuperati al turno successivo. Sfido chiunque a portare un'obiezione di sorta (naturalmente con fondamento) a questa forma di dibattito pubblico, obbligatorio per chi si volesse proporre alla guida politica.
Una versione più forte dell'organo in oggetto necessiterebbe la depositazione degli scopi fondanti del partito ad ogni legislatura (modificabili in corso solo se non al governo); per quanto vaghi dovrebbero esporre i propri presupposti e si eviterebbero contraddizioni in corso d'opera, oltre ad obbligare i partiti a dichiarare chiaramente ed incontrovertibilmente i propri intenti: per fare qualche esempio, semplificando il discorso, ci sarebbe chi direbbe "ci proponiamo anzitutto di tutelare lo sviluppo economico della nazione", chi "la nostra priorità è di formare le nuove generazioni con pari opportunità e di premiare poi il merito individuale", piuttosto che "ristabilire la legalità", o ancora "vogliamo stabilire il primato della razza X sulla nazione" (sembra ridicolo ma questi elementi ci sono e o si smaschererebbero oppure dovrebbero rinunciare in partenza ai loro infelici propositi), ecc., ecc. Quando un partito facesse dichiarazioni (o applicasse provvedimenti) in contrasto con quanto dichiarato verrebbe costretto a rettifiche.
Potrebbe apparire utopico, ma lo ritengo più che fattibile: da farsi e basta; più di 2000 anni fa a Sparta gli efori assolvevano ad un compito simile, ma erano in numero esiguo e estratti a sorte, dunque i limiti erano parecchi (gente del popolo facile alla corruzione, e inoltre non erano certo concepiti come critici sulla coerenza logica delle dichiarazioni) e altre differenze, era solo per dire che non è un vaniloquio del tutto ipotetico e irrealizzabile, ma qualcosa di attuabilissimo.
Chiaramente, al pari di tutti gli altri post qui pubblicati, affronto argomenti che meriterebbero più spazio, ma mi limito per il moemento ad abbozzare i tratti generali del discorso, e mi rendo disponibile a scendere in dettaglio in qualsiasi punto o ad affrontare obiezioni, suggerimenti o quant'altro.
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