domenica 13 maggio 2012

Gestione centralizzata dei trasporti di cose e persone


Trovo veramente sconsolante che ad oggi ancora non sia stata fatta una razionalizzazione dei trasporti, quindi mi propongo di esporre un sistema che li ottimizzi.
Questo avrebbe un notevole impatto economico e ambientale, riducendo spese, inquinamento ed eccessi di produzione di veicoli.
La cosa più semplice è l'idea alla base e la sua messa in pratica a livello di impianto infrastruttrale (basterebbero un paio di server, ed inizialmente il parco veicoli potrebbe essere ottenuto riciclando l'attuale sovrabbondanza di questi, migrando gradualmente ad una loro ottimizzazione adeguandola alle necessità); la cosa più difficile è far si che i centri di potere preposti alla gestione della questione vogliano mettere in pratica un beneficio per tutti a discapito di interessi di pochi ultramiliardari.
Per sommi capi il concetto consiste nell'implementare un algoritmo il quale processi le richieste di spostamento (di cose e persone) e le organizzi in maniera da dimensionare opportunamente i veicoli ai flussi, calcolando i percorsi in modo da evitare ingorghi.
All'atto pratico sarebbe come disporre di taxi sempre reperibili a costi di molto inferiori a quanto si spenderebbe prendendo la propria macchina, il traffico si ridurrebbe approssimativamente ad 1/10 (non di 1/10: di 9/10), e di conseguenza le spese (anzi, la centralizzazione di manutenzioni, assicurazioni e quant'altro orbita intorno alla questione, come i sistemi di alimentazione dei veicoli, avrebbero un impatto tale per cui per 1/10 del traffico si avrebbe meno di 1/10 della spesa in quanto siffatta gestione ottimizzerebbe anche le componenti di costo attuale dei singoli veicoli).
E' un'idea che ho da più di 10 anni, ma vedere che il massimo che si è messo in piedi finora è il car pooling (un'embrionale versione del progetto qui esposto) mi ha spinto a pubblicare questo post.
La forza dell'idea si esprime se ben diffusa: già se la si applicasse ad una provincia si avrebbero enormi benefici, se venisse estesa ad un ambito nazionale ancora meglio, e così via.
Ogni giorno si muovono in Italia milioni di persone, la stragrande maggioranza delle quali fanno spostamenti simili tra loro (almeno per tratti parziali), con un carico che stimerei mediamente in 1/4 del potenziale; qualcuno potrebbe obiettare che, nell'improbabile ipotesi che si riuscisse a far sempre viaggiare i veicoli a pieno carico, il traffico si ridurrebbe ad 1/4 (cioè di 3/4, che già non sarebbe male) e non ad 1/10, ma questo presupporrebbe l'ausilio dei soliti mezzi, mentre se ad esempio (usando cifre del tutto ipotetiche) ogni mattina 4000 automobili fanno brescia-milano trasportando approssimativamente 5000 persone, che riorganizzate si ridurrebbero a 1000, ciò sarebbe sostituito da 100 veicoli con portata mediamente 10 volte maggiore. Il costo verrebbe decimato ed il tempo dimezzato (ricordiamo che ci sarebbero 100 veicoli invece di 4000 in circolazione, il che già in sè diminuirebbe il traffico, inoltre il sistema conoscendo preventivamente i flussi, li disporrebbe in maniera tale che non si accavallino). Inoltre invece che 4000 autisti ve ne sarebbero 100, il che significa che 3900 persone potrebbero dedicarsi ad altro invece che guidare (dormire? leggere? lavorare al pc? chiacchierare con i compagni di viaggio rendendo il trasferimento un atto conciliante invece che alienante? ognuno potrebbe scegliere come preferisce).
Entrare nel merito dei dettagli implementativi sarebbe lungo e di interesse secondario (per una buona ottimizzazione e per una adeguata qualità del servizio occorrono svariati accorgimenti, ma la sostanza del discorso centrale rimane), quindi mi fermo qui, e se qualcuno avesse qualche perplessità sulla fattibilità e/o opportunità della cosa esponga i propri dubbi/dissensi, sono certo di poter rispondere a qualsiasi istanza in merito.

venerdì 13 gennaio 2012

Oggetica


Con quest'improbabile neologismo, vorrei indicare l'etica oggettiva.
Sembra che gli argomenti etici siano comunemente accettati come soggettivi e dunque sempre opinabili, non certi. Non sono in pieno accordo con quest'asserzione e vorrei confutare la sua generalizzazione indiscriminata.
Vanno premesse alcune considerazioni.
La metaetica analitica si propone un intento simile al mio, ma credo disattenda l'obiettivo per errori di valutazione nelle sue basi; non ho approfondito l'argomento perché già i presupposti nascondono (a me sembrano palesi, ma visto che ne deriva un'intera scuola di pensiero, per molti devono essere occulti) difetti, fondamenta di una struttura instabile, destinata a crollare: nei “Principia ethica” di Moore si afferma che il bene è atomico; premetto che non sono affatto d'accordo, e si fa inoltre un esempio di termine atomico a mio avviso insulso, cioè si prende ad esempio il colore rosso, e si sostiene che il rosso in sé è atomico in quanto dato di base che deriva dall'esperienza, e che non si può definirlo a chi non lo veda; già questo non ha senso, in quanto il rosso è perfettamente definibile (è un determinato riflesso della luce), ma se s'intendesse il rosso come effetto visivo (e chiaro che se si volesse fare un discorso analitico, le cose andrebbero esposte di conseguenza...) è definibile come immagine mentale derivante dall'impressione oculare del suddetto riflesso (ora la spiegazione neurologica non è necessaria); insomma, anche un banale esempio mi sembra estremamente instabile, figuriamoci quando si affronta un concetto come il bene, che è assai più complesso; altro che atomico, è un concetto, detto così, estremamente vago, e per quanto lo si possa circostanziare, sarebbe comunque relativo (un bene per un soggetto potrebbe non esserlo per un altro, come un bene per una società potrebbe non esserlo per un'altra o per la natura, e il discorso può procedere). In breve, dalle mie (superficiali, ma perché non ho trovato nulla che abbia valutato che ne valesse la pena di approfondire) ricerche su filosofia analitica, positivismo logico, strutturalismo e post-strutturalismo, pragmatismo, semiotica, assiologia, etc., non è uscito nulla che si riconducesse a ciò che vorrei qui esporre, se non talvolta negli intenti (il circolo di Vienna aveva questo proposito, ma i risultati si discostano dai miei).
Una premessa che ritengo doverosa, di carattere generale, per me autoevidente, ma i fatti storici mi smentiscono (insomma a me sembra ovvio, ma non è così per il pensiero passato e corrente), è che la conoscenza certa ci viene fornita dalla logica coerente. A sua volta questa premessa necessita di varie considerazioni: sappiamo che nel sistema numerico decimale 1+1=2, sempre e comunque; notare che specifico “nel sistema numerico decimale”, perché ad esempio nel sistema binario 1+1=10 (che poi vale 2 in decimale), ma volevo sottolineare l'importanza della completa correttezza formale per non incappare in errori, talvolta evidenti, ma a volte subdoli: se io avessi detto semplicemente che 1+1=10, si sarebbe ritenuto scorretto, e questo perché non era esplicito che stavo ragionando in binario; dunque alcune puntualizzazioni, apparentemente pignole, sono necessarie per sviluppare un corretto flusso logico, soprattutto in un terreno, quello dove mi muoverò, dove non sono state codificate logiche formali coerenti, almeno che mi risulti, altrimenti non credo proprio che ci troveremmo nella situazione attuale. Un'ulteriore considerazione in merito ai sistemi logici formali è sul loro valore assoluto-relativo (un ossimoro?), mi spiego meglio: salvo errori logici (o anche semiologici, i quali li ricondurrei comunque ad errori logico-formali) un teorema deve stabilirsi su assiomi atomici, e relativamente ad essi il loro valore è assoluto, e da qui la mia poco digeribile definizione di relativo assolutismo, in parole povere, tutto sarà relativo a basi predefinite, ma in relazione ad esse il loro valore sarà assoluto. Tanto per fare un'introduzione concettuale, un classico esempio di sistema logico formale è la geometria euclidea (che si basa su 5 assiomi), e nonostante i suoi limiti (indecidibilità di alcuni teoremi) ci ha fornito importanti strumenti per la corretta comprensione della realtà. Un buon sistema logico formale, perché sia applicabile ad un ampio spettro della realtà, deve basarsi su assiomi (tra loro coerenti, ovviamente) il più possibile elementari, altrimenti in sé potrebbe contenere qualcosa in contrasto con la realtà stessa; sarà mia cura infatti incentrare buona parte dell'indagine sull'individuazione di un insieme di assiomi tra loro coerenti e più “atomici” possibili; lo sviluppo dei teoremi per il momento è secondario, e mi limiterò ad abbozzarlo: il proposito del post è talmente ambizioso e vasto che non mi illudo, non dico di esaurirlo (posto che sia possibile, cosa altamente improbabile), ma, come di consueto, gettare le basi per lanciare uno sviluppo, suggerire una direzione; tra l'altro anche l'individuazione stessa degli assiomi non sarà esaustiva, e anche questa avrà come obiettivo quello di suggerire un indirizzo, un metodo, più che un'implementazione definitiva (sarò ambizioso, forse anche presuntuoso, ma non fino a questo punto).
Preciso che l'intento del discorso sarebbe quello di rendere un'utilità pratica all'etica, di suggerire un metodo sistematico di analisi che ne consenta l'applicazione negli ambiti di competenza, cioè nelle regole di comportamento sociale dettate ad oggi dalla politica, subordinate ad oggi fondamentalmente alle regole economiche (ieri lo erano rispetto alla religione e/o ai sovrani).
Detto ciò posso passare ad addentrarmi nel merito del discorso.
Per poter individuare dei postulati “sani” bisogna individuare gli elementi fondanti ai quali protendere; si potrebbe dire: il fine al quale protendere è la felicità individuale, oppure la costituzione di una società dove complessivamente vi sia un bilancio di benessere il più positivo possibile (notare che le due ipotesi sono in conflitto tra loro, mentre nella prima è centrale l'individuo, nella seconda lo è la società), o ancora, la preservazione della vita nella terra (anche questa in contrasto con le precedenti in quanto il benessere di una società, almeno nel lungo termine potrebbe avere contrasti con la preservazione biologica), e le ipotesi di base potrebbero essere svariate. Invece di enumerare le varie possibili ipotesi, passo a quella che riterrei migliore, e che si ricollega al post sul “senso della vita”, cioè, in senso astratto, l'agevolazione dell'evoluzione in strutture di materia ed energia sempre più stabili e complesse; come si evince anche dai commenti al suddetto post, il ruolo della vita è fondamentale, ed in particolare quello dell'uomo (inteso come specie, non nell'accezione sessista ovviamente); non pongo come postulato lo sviluppo umano poiché è necessario che questo sia subordinato ad un presupposto più ampio, altrimenti si incapperebbero strade che ne detterebbero un percorso in facile conflitto con il principio base che mi pongo, tanto per fare un esempio, se un domani (molto remoto), un'altra forma biologica si rivelasse più adeguata, l'uomo dovrebbe farsi da parte, e questo non avverrebbe se lo si ponesse al centro del discorso. Vediamo come questo postulato non escluda lo sviluppo individuale e sociale (oltre che evidentemente quello biologico in genere), ma crei solo una gerarchia di rapporti tra questi, e ne crei rapporti di forza variabili a seconda dello stato del sistema in esame: nelle forme biologiche meno evolute è preponderante lo sviluppo individuale (quasi totalitario) e via via la componente sociale prende il sopravvento; premetto che a dispetto delle apparenze, siamo in una fase dove lo sviluppo individuale umano è ancora molto importante, perché siamo ben lontani dall'aver raggiunto il nostro sviluppo ideale; purtuttavia senza una seria considerazione dell'importanza sociale si mette in pericolo un sano sviluppo complessivo: l'individualismo sfrenato porta a danni sul bilancio globale (benefici all'individuo che danneggiano l'intero sistema); essendo l'individuo parte del sistema, un suo beneficio dev'essere rapportato agli effetti sistemici, in prospettiva; si può fare un esempio estremo e lampante: poniamo che mr. X sia il più ganzo del globo (e il più egoista, il che è una contraddizione, ma prendiamolo a titolo di esempio), se ne avesse l'occasione, eliminare tutti gli altri per accaparrarsi tutte le risorse potrebbe portargli forse qualche beneficio individuale, ma il servizio reso allo sviluppo sarebbe pessimo; sono partito da un esempio estremamente banale tanto per evidenziare una dinamica, passiamo ora all'estremo opposto, rimanendo volutamente sempre nel campo dell'assurdo; portiamo alle estreme conseguenze la primazia di una società paritaria sull'individuo, un totale asservimento dell'individuo a questo modello di società, contestualizzato all'epoca attuale, è facile constatare come freni lo sviluppo individuale (i meccanismi della selezione darwiniana sarebbero repressi), e non sarebbe funzionale ad uno sviluppo in prospettiva della società stessa. Per certi versi il primo esempio assomiglia ad un liberalismo capitalistico sfrenato, il secondo ad un comunismo totalitario. Questi modelli non sono assurdi in sé, ma se contestualizzati ad esempio all'uomo odierno; infatti l'individualismo sfrenato è proprio dello stadio iniziale dello sviluppo di una specie, in quanto è importante che emergano i soggetti che si rivelano più adeguati alla sopravvivenza (e la specie non ha sviluppato mezzi perché si avveri l'assurda situazione ipotizzata); il secondo modello penso sia attuabile in un ipotetico futuro dove l'uomo abbia compiuto il suo percorso evolutivo, abbia in pratica raggiunto i limiti intrinsechi alla propria natura, e sia dunque pronto alla costituzione di un organismo che li contenga. Traendo una prima conclusione, considerando come punto di partenza l'uomo (errore ricorrente e difficile da sradicare a quanto pare) si arriverà in ogni caso a teorie inadeguate; partendo invece da basi più “atomiche” si può tener conto dello sviluppo umano, che è variabile nel tempo e richiede dunque assetti variabili a seconda dello stadio di sviluppo; a costo di ripetermi, mi ripeto, mi ripeto: credo che in partenza sia opportuna una primazia dell'individuo, e che si instauri un progressivo sopravvento della società sull'individuo. Noi ci troviamo in una fase intermedia: dobbiamo perfezionare la specie, ma sarebbe inopportuno non dare un adeguato peso al suo ruolo sociale.
Il passaggio dal postulato di base all'applicazione in casi reali è molto articolato e complesso, e richiede un grande lavoro analitico, rigoroso, per non arrivare per esempio ad una semplicistica eugenetica, o in genere a rigidi meccanismi sociali ai quali non corrisponde un'altrettanto rigorosa indagine formale. Prima che sia applicabile alla realtà suddetta analisi abbisogna di un ingente sviluppo che colmi la totale carenza odierna, che ci lascia in balia di meccanismi approssimativi e selvaggi. Credo che le migliori menti di cui disponiamo si dovrebbero impegnare in tal senso, in quanto ad oggi sono impegnate in uno sviluppo di elementi troppo avanzati per la società stessa: stiamo mettendo in mano ad un bambino strumenti da adulti, e parlo dello sviluppo scientifico e tecnologico, che viene impiegato dai nostri barbari governanti in campo anzitutto militare. Lo sviluppo della tecnica deve essere commisurato, proporzionato, allo sviluppo sociale, perché se da un lato agevola alcune funzioni di utilità comune, dall'altro rischia di creare conoscenze inadeguate alla responsabilità, alla coscienza, con la quale verrebbero impiegate; le avanguardie intellettuali penso che dovrebbero curare quest'aspetto, in cui abbiamo un ritardo che sta diventando inaccettabile. E se poi Sparta raderà al suolo Atene, sappiate che sarà una vittoria momentanea, perché la storia insegna che sarà Atene a perdurare nel tempo (in pratica la cultura sopravviverà alla forza militare) anche se è chiaro che questa nefasta eventualità va tenuta sotto controllo onde prevenire almeno le più aberranti conseguenze.

martedì 10 gennaio 2012

Contromisure per una corretta tutela della politica


Premessa
 
Il sistema democratico vigente fa si che siamo governati da una "combriccola" di persone in grado di manipolare la massa di mediocri (almeno dal punto di vista della coscienza politica) che rappresenta la maggioranza della popolazione: essendo la stragrande maggioranza delle persone incapace di concepire un buon sistema sociale (i fatti lo provano, ma a chi avesse qualcosa di sensato per smentire quest'affermazione si faccia avanti, i commenti ci sono anche per questo), ed essendo questi a decidere chi governi, il gruppo politico vincente non è chi propone un sistema migliore ma chi meglio convince (leggasi illude) tale massa di rendergli la vita migliore; chi non esclude la menzogna, chi usa le armi della persuasione anche ricorrendo a bassi stratagemmi per abbindolare le masse, ha probabilità maggiori di spuntarla; chi invece ha articolate argomentazioni per sostenere un modello non può che annoiare, o non essere compreso, dalla massa che non ha o il tempo o la capacità di rendersi conto della validità o meno di una seria teoria sociale; considerare la massa cosciente dei problemi di una struttura sociale e delle soluzioni ad essi è un'ipocrisia da sorpassare; la massa in rapporto alla politica è come un bambino in rapporto alla complessa realtà delle cose: pensare di dargli la "libertà" di autodeterminarsi è per lei autolesionista.
Attualmente dunque la gerarchia sociale vede ai vertici una selezione di "furbetti" con l'unica qualità di saper illudere la maggioranza della gente dell'opportunità di far gestire a loro i propri interessi; la massa viene sfruttata da questi, ma essendo per lo più ignara di quanto le cose potrebbero andare meglio, non ha neanche coscienza del problema, mentre alle persone più valide e coscienti vengono preclusi i vertici per i motivi sopra esposti, e faticano a condurre una vita da sfruttati, hanno coscienza delle ingiustizie che li circondano, e dunque se la passano piuttosto male.


Contromisure

Con la "democrazia ponderata" ho avanzato una proposta che risolverebbe questo grave limite, e in più sarebbe fonte di stimolo generale per l'accrescimento della coscienza sociale; i danni che stiamo facendo sono intollerabili, stiamo addirittura retrocedendo in importanti ambiti della vita sociale, e non mi dilungherò qui nell'esporli perché questo esula dai propositi di questo post, e poi si è già detto tanto in merito, anche se ci sono tante voci contrapposte la maggioranza delle quali incoerenti con sè stesse, ma il livello dei discorsi è infimo a tal punto da lasciar spazio anche alle più improbabili posizioni. La maggior parte delle questioni si riducono a slogan ad effetto, ma scavando in questi si troverebbero incompatibilità logiche imbarazzanti, e, posto che la ragione logica sia il miglior fodamento di cui disponiamo (questo lo darei come dato di base, se no possiamo anche chiudere tutti i discorsi e tornare nella giungla in cui siamo ingarbugliati), pretenderei che le dichiarazioni pubbliche di chi è preposto al ruolo governativo venissero messe sotto osservazione da organi concepiti a tal fine, e laddove si verificassero suddetti contrasti formali, qualora il soggetto non riuscisse ad argomentare la validità dell'affermazione enunciata, dovrebbe rettificare pubblicamente scusandosi per lo strafalcione; basterebbe quest'elementare accorgimento per evitare tutta una serie di tremende assertazioni che inquinano il dibattito; una sana dialettica dovrebbe essere centrale in qualsivoglia forma di governo con la pretesa di curare il bene sociale (cioè quanto implicitamente dichiarato dalle attuali forme di governo: Gengis Khan non aveva di queste pretese, dunque era se non altro molto più coerente dei personaggi che ingombrano la scena pubblica odierna). Qualcuno potrebbe opporre che tale organo di controllo sarebbe pericoloso, ma non parlo di soggetti con l'autorità di pronunciarsi sulle questioni, di avanzare proponimenti di sorta, ma semplicepente di controllo, ovviamente costituita da personale qualificato per valutazioni logiche formali; ne nascerebbe un polverone, ma il polverone cè di suo, e viene occulatato sotto il tappeto (sotto i veli dell'arte oratoria propri dei politicanti dominanti), e dunque non verrebbe generato dall'organo di vigilanza proposto, ma solo messo in luce.
E' chiaro che ciò lede gli interessi dell'establishment, e non verrà mai varato spontaneamente da esso un suo nemico mortale, è il popolo che dovrebbe pretenderlo, consapevole in partenza del tentativo di sabotaggio che si avrebbe anche nel caso che l'establishment stesso fosse chiamato a costituirlo, ma se non si comincia a cercare di risolvere un problema, non si arriverà mai alla sua soluzione, è ovvio, ma è meglio esplicitare anche l'ovvio perché troppe ovvietà vengono disattese fischiettando allegramente (distraendo l'attenzione generale) o con pretesti poco seri (ad esser molto gentili nel definirli). Per selezione naturale i vari cialtroni che infestano le sedi governative verrebbero spazzati via dalla logica, che non permette facili raggiri come consente invece il corrente clima politico. Al loro posto via via apparirebbero se non altro persone coerenti, e direi, eufemisticamente, che non è poco. Un'altra banale obiezione potrebbe essere quella di dire che suddetto organo vigilante potrebbe portare in seno orientamenti che influenzerebbero la scena (distorcendo a proprio piacimento il percorso politico), ma non facendo parte delle proprie mansioni ciò le sarebbe precluso, e questo è attuabile per diversi motivi: un primo livello sarebbe quello di consentirgli richiami solo su contraddizioni in dichiarazioni dalla stessa parte politica (dallo stesso soggetto sarebbe troppo facilmente aggirabile da un'opportuna organizzazione di partito), e già così una sostanziosa parte delle attuali dichiarazioni verrebbe stroncata; non sto a riportare esempi perché sono tanti e non vorrei preferirne uno ad un altro scendendo tra l'altro nel particolare, e questo mi farebbe inciampare nella trappola dell'orientamento politico predeterminato, mentre vorrei fare un discorso trasversale, di respiro il più ampio possibile; inoltre non vorrei offendere l'intelligenza del lettore, certamente in grado di cogliere da sè un nutrito numero di esempi.
Questa sarebbe la versione "debole" dell'organo, poiché un'oculata gestione del partito, accompagnata da una pretestuosa evasione dai dibattiti darebbe ancora spazio a scorrettezze.
Colgo l'occasione per aprire una parentesi: la disertazione dal dibattito non dovrebbe essere consentita, sempre che si crei almeno nelle reti di stato un opportuno ambiente neutro (oggi inesistente), ma sarebbe di talmente semplice realizzazione che credo di esaurirne l'esposizione all'interno di questa "parentesi" del discorso, dunque mi concedo questa digressione: i presentatori sarebbero del tutto superflui, ma i tempi verrebbero rigidamente determinati di modo da garantire l'esposizione paritaria del punto di vista su diversi argomenti, i quali possono diversificarsi tra preconfezionati, sviluppati nell'ambito del dibattito, e proposti dai soggetti coinvolti; la miscelazione di questi, se anche un solo soggetto non fosse in accordo con gli altri per una diversa redistribuzione, si fisserebbe in proporzioni fisse (ad esempio metà del tempo si dedica agli argomenti predeterminati, che sarebbero incentrati su questioni attuali, un quarto su domande aperte nel corso della discussione dalle parti, il restante quarto su spunti aperti dalle parti anche se non direttamente in relazione con i temi predisposti; ovviamente questa è solo un'ipotesi, ma sarebbe ancora meglio dedicare intere trasmissioni a ciascuna di queste parti); il discorso si svilupperebbe secondo questo schema: ognuno ha diversi gettoni da tot minuti e ha il diritto al proprio turno (turno spontaneamente cedibile) di sfruttarli sino in fondo (e oltre solo se consentito da tutti gli altri, scalando il tempo dal gettone successivo); se invece si volesse cedere la parola a chi interessato, i minuti non sfruttati potrebbero essere recuperati al turno successivo. Sfido chiunque a portare un'obiezione di sorta (naturalmente con fondamento) a questa forma di dibattito pubblico, obbligatorio per chi si volesse proporre alla guida politica.
Una versione più forte dell'organo in oggetto necessiterebbe la depositazione degli scopi fondanti del partito ad ogni legislatura (modificabili in corso solo se non al governo); per quanto vaghi dovrebbero esporre i propri presupposti e si eviterebbero contraddizioni in corso d'opera, oltre ad obbligare i partiti a dichiarare chiaramente ed incontrovertibilmente i propri intenti: per fare qualche esempio, semplificando il discorso, ci sarebbe chi direbbe "ci proponiamo anzitutto di tutelare lo sviluppo economico della nazione", chi "la nostra priorità è di formare le nuove generazioni con pari opportunità e di premiare poi il merito individuale", piuttosto che "ristabilire la legalità", o ancora "vogliamo stabilire il primato della razza X sulla nazione" (sembra ridicolo ma questi elementi ci sono e o si smaschererebbero oppure dovrebbero rinunciare in partenza ai loro infelici propositi), ecc., ecc. Quando un partito facesse dichiarazioni (o applicasse provvedimenti) in contrasto con quanto dichiarato verrebbe costretto a rettifiche.
Potrebbe apparire utopico, ma lo ritengo più che fattibile: da farsi e basta; più di 2000 anni fa a Sparta gli efori assolvevano ad un compito simile, ma erano in numero esiguo e estratti a sorte, dunque i limiti erano parecchi (gente del popolo facile alla corruzione, e inoltre non erano certo concepiti come critici sulla coerenza logica delle dichiarazioni) e altre differenze, era solo per dire che non è un vaniloquio del tutto ipotetico e irrealizzabile, ma qualcosa di attuabilissimo.
Chiaramente, al pari di tutti gli altri post qui pubblicati, affronto argomenti che meriterebbero più spazio, ma mi limito per il moemento ad abbozzare i tratti generali del discorso, e mi rendo disponibile a scendere in dettaglio in qualsiasi punto o ad affrontare obiezioni, suggerimenti o quant'altro.

domenica 8 gennaio 2012

scarabOcchi

Grazie a potenti mezzi informatici (MS Paint) posso offrirvi questi capolavovi dei quali sentivate certo la mancanza

lunedì 2 gennaio 2012

fonda-mentale

scusate ma l'ho scritta come va letta

Nefasti auspici adombrano il futuro prossimo dell'umana condizione al momento concentrata in una cieca gara ad un potere individuale insensibile ai superiori disegni ai quali dovrebbe esser subordinato un nostro cosciente agire che oltre alla sua stessa condanna travolge senza il dovuto riguardo il meraviglioso e immane lavoro dell'entità globale di cui siamo solo uno degli innumerevoli tentativi e perpetrato in tempi a noi difficilmente concepibili con meticolosa pazienza e poi sgretolato in un periodo al suo cospetto irrisorio il tutto in contemplazione di un miraggio proiettato su un'effimero orizzonte labile quanto la nostra stessa transitoria esistenza che altro non può risultare se non in un mero errore da spazzare a favore di una nuova coscienza non più autoreferenziale ma che abbracci l'intera realtà in cui sembra che ignoriamo di essere indistricabilmente immersi in un connubio di armonia universale per protrarre la propria evoluzione in un contesto allargato alla totalità nel suo insieme e nell'umiltà e al contempo nell'orgoglio della consapevolezza di chi guarda oltre il proprio avvenire a favore della prospettiva di chi vuol esser padre di un radioso futuro piuttosto che aborto di un passato da rimuovere buono solo come monito che insegni ai posteri quali che siano cosa non vada ripetuto qualora si voglia essere partecipi costruttivi alla ventura realtà piuttosto che interpretare l'infausto ruolo del sabotatore utile tutt'al più a rafforzare gli anticorpi di quanto di buono finora espresso e non esser ripudiati antagonisti da additare come un fallimento evolutivo che impersonifica un attore fatuo come delle foglie caduche giunte ormai al loro inesorabile autunno e relegati dunque in un ramo sterile che non conoscerà i germogli dell'era che soppianterà infine il nostro fallimento e concludo con la definitiva affermazione che quanto dico non è nell'illusione di una immediata redenzione generalizzata possibile solo dopo che questa triste parabola tocchi il suo pedice ma al sol fine di lasciar senza fiato lo sventurato che abbia l'ardire di imbattersi in quest'estenuante frase senza interpunzioni interprete dell'imperturbabile inottemperanza interposta all'interminabile intertempo intrapreso dall'intrepido e intraprendente e intropeddauanfrighistisquartaristimancaiciarruistiaterrappoddarasumurucancarara non so se mi spiego