Da sempre la massa si è caratterizzata per l'assenza di idee proprie e per aderire come pecore al modello imposto dal potere dominante nel contesto in cui cresce; evidentemente aspettarsi uno sviluppo autonomo delle coscienze della maggior parte delle persone è poco realistico; ciononostante cercherò di esaminare i nostri "medi generici" cercando di metterli a nudo per spronarli infine ad una rivalutazione dei propri valori, o per lo meno ad una sensibilizzazione dell'autocoscienza.
Oggi l'educazione è sempre più demandata alla televisione, e questa serve diligentemente il consumismo dominante; dunque i nostri "medi generici" sono fortemente caratterizzati da un sistema di "valori" fortemente materiali, con un pizzico di retorica cattolica retaggio di un passato che ci portiamo dietro ormai da millenni; dico retorica poiché dei valori cristiani del cattolicesimo rimane più che altro la retorica di facciata, anche se con qualche residuo sostanziale (tra i quali certi aspetti tra i più retrogradi). Procedo dunque con l'analisi dei tratti comuni del "medio generico" per addentrarmi poi negli identikit del "medioman" e della "mediogirl" per sottolineare le peculiarietà che distinguono i tratti che assecondano la natura di questi.
Il medio generico cura l'apparenza come se fosse l'essenza più profonda delle cose, l'immagine di sè, e soprattutto dei propri averi, è metro di giudizio per mostrarsi agli altri, e giudica gli altri in base agli stessi elementi; quindi è importantissimo ad esempio l'abito, l'acconciatura, il cellulare, il mezzo di trasporto (soprattutto l'automobile), la scelta ma soprattutto l'arredo della casa, con priorità leggermente diverse a seconda del sesso; anche aspetti quali i locali che si frequentano e la mèta delle vacanze è fortemente influenzata dall'opinione che suscita sul prossimo, su quanto testimoni l'abbienza dell'individuo. Si potrebbe continuare a lungo sulla dissertazione ma mi limito ai tratti fondamentali poiché sufficienti ad inquadrare i soggetti in questione.
Il medioman si distingue principalmente per l'attenzione all'automobile, i possedimenti in genere, per la posizione lavorativa e per la quantità e la qualità delle conquiste in campo "amoroso" che può vantare; infatti le donne sedotte sono trofei da esibire e grazie alle quali vantarsi del proprio successo.
La mediogirl invece conduce un'esistenza al servizio della propria estetica, passa il tempo e concentra i propri interessi alla cura dell'immagine esteriore propria e dei propri averi, al fine di accaparrarsi un "buon partito", da esibire a sua volta, in un connubio di reciproci interessi che li lega al medioman e a tutti i medi generici.
In conclusione, affermo che la dedizione imperante a questi aspetti superficiali della vita è funzionale più all'asservimento ad un sistema che vuole la massa ai piedi del consumo che alla realizzazione dellì'individuo, e mi piacerebbe che ci si concentrasse un po' meno su queste sciocchezze per rivalutare l'essenza delle cose, per rendersi conto che la vita è una e che ci sono troppe cose veramente importanti che si notano se non ci si prostra al modello che viene inculcato dall'infanzia (quest'aspetto merita un'argomento dedicato) e che quindi i propri sforzi è meglio concentrarli su avere un mezzo di trasporto anzitutto funzionale, un'arredo prima di tutto pratico, per frequentazioni di locali e persone che ci rendano più capaci a conoscere e capire il mondo, per fare una vacanza che ci lasci l'animo arricchito, e insomma che ci si dedichi alla vera essenza dell'essenza più profonda ed ampia possibile della realtà in cui siamo che avrebbe moltissimo da offrire ad occhi che riescano a percepirla.
Accozzaglia di considerazioni di vario genere, ma con il tratto comune che non gliene frega un piffero a nessuno, o quasi. Per quei quasi: leggete, e se avete qualcosa da dire, commentate, deridete, sbeffeggiate, inveite...
sabato 27 novembre 2010
mercoledì 24 novembre 2010
Contro apparenza - Pro sostanza
C'è un perverso meccanismo responsabile di tanti mali che viene pesantemente sottovalutato: la forte valorizzazione dell'apparenza a discapito della sostanza delle cose. Questa realtà è presente su tutti i livelli: a partire dalla semplice cura della persona fino ad arrivare agli aspetti della cultura più astratta, passando dunque attraverso le questioni più disparate, ovvero su come costruiamo ed organizziamo le città in cui viviamo, nella gestione dell'ambiente in genere, nell'affidare la gestione ad un'organizzazione piuttosto che ad un'altra, etc; insomma oggi è più importante ciò che appare rispetto a ciò che è; un esempio particolarmente stridente di questo conflitto è negli ambienti cosìdetti radical-chic (che già in sè suona come un ossimoro): in questi ambienti si deve avere cura di apparire sostanziali (!!), si deve essere superficialmente profondi (!!!), ma di fatto profondamente superficiali; di fatto se poi si è sostanziali o meno poco importa, anzi, distrarre la cura di queste apparenze con l'attenzione alla sostanza risulta spesso fastidioso; ma questo è un caso limite, e non vorrei focalizzare l'attenzione su di uno solo dei tanti aspetti di questa assurda questione. Pretendere che ognuno afferri l'essenza profonda delle cose è (almeno ad oggi) utopico, ma eleverei l'attenzione generale ad un fatto: fingere di essere qualcosa che non si è dovrebbe risultare umiliante, mentre ad oggi cercare di apparire in una certa maniera è di fatto più importante che esserlo; è necessario sovvertire questo principio insano poiché è sfruttato dalle menti più fini per abbindolare le masse in ogni modo, con le conseguenze drammatiche che stanno sotto gli occhi di chi riesce a vedere oltre ai siparietti che ci mostrano... continua...
Coesione sociale: controvertiamo l'individualismo che avanza
In questi tempi l'individualismo domina ed aumenta la sua forza nella "coscienza" (si fa per dire) delle masse; il sistema ci spinge ad occuparci dei nostri interessi, anche se a discapito di quelli altrui: una guerra tra poveri nella quale ci rimettiamo tutti, tranne chi sta ai vertici della piramide, conscio che aumentare le distanze tra gli individui agevola l'assoggettamento dei piani inferiori ai propri interessi. E' molto importante invece risvegliare la consapevolezza tra la gente che l'interesse reciproco è una forza necessaria al progresso e che senza questa la regressione che viviamo, l'aumento del divario sociale, la perdita di diritti conquistati a fatica, etc, continueranno inesorabilmente. E' drammatico come stiamo retrocedendo in tal senso, la stragrande maggioranza delle persone trova un nemico in una fazione paritetica a seconda di discriminazioni di carattere superficiale: sembra che viviamo un campionato di calcio, dove chi tiene ad una squadra (aprioristicamente) odia le altre per futili motivi; infatti le divisioni si alimentano per la dislocazione geografica, oppure per la razza di origine, o ancora per la fede religiosa, etc, dimenticando di contestualizzare eventuali diatribe al campo che dovrebbero spettargli ed estendendole invece alle più alte questioni; ormai ci si affilia ad un partito politico come un tifoso tiene ad una squadra di calcio, ed operai che tengono a tal partito vanno contro a quelli di tal'altro, nonostante di fondo abbiano gli stessi interessi, e così via... Se l'operaio (ad esempio, ma è indifferente se parliamo di un impiegato, etc) si rendesse conto che quello che combatte è una persona nelle stesse sue condizioni al di là delle suddette questioni di scarsa rilevanza, già sarebbe un gran passo avanti. Un grandissimo passo avanti sarebbe (ma ne siamo veramente lontani) che l'operaio si preoccupasse dei problemi degli imprenditori, come gli imprenditori si preoccupassero dei problemi dei loro dipendenti, fino a considerare l'altro come una persona al di là del ruolo che ricopre e senza anteporre i propri interessi a quelli degli altri; può sembrare un discorso retorico, ma è tanto vero che è banale, eppure viene disatteso quotidianamente dalle direttive che provengono dalle varie istituzioni in teoria preposte alla tutela di questo principio trasversale. Infatti ad esempio Confindustria spinge per ottenere maggiori profitti a discapito dei dipendenti, e i sindacati spingono nel verso opposto senza porsi il problema della controparte; anche qui si gioca una partita di interessi contrapposti, mentre l'interesse dovrebbe essere invece comune. E' una tristissima illusione quella di credere che la somma di interessi contrapposti porta ad un equilibrio per il bene comune: la cooperazioni di diverse componenti volte alla tutela di quest'ultimo sarebbe molto più funzionale. La forza maggiore che contrasta questo principio viene dall'alto, perché i vertici, nel breve e medio termine sono quelli che traggono vantaggi personali da questo stato di cose, e il loro potere gli permette di influenzare i "piani inferiori" per convincerli che è anche loro interesse. Difatti sarebbe opportuno che si infonda nuovamente (come stava accadendo in Occidente negli anni '60) negli strati intermedi della società la consapevolezza dell'importanza della reciproca considerazione al fine di contagiare gli altri strati della società. Bisogna a tal fine smascherare e combattere le forze oscure alla maggioranza che si impegnano consapevolmente alla demolizione di questa consapevolezza. Non mi dilungo nel presente testo ad entrare nel merito della natura di queste poiché l'argomento merita un approfondimento dedicato. Si devono inoltre riscoprire quei valori fondamentali che reggono un sano sviluppo sociale perché quest'oblio non si ripresenti... continua...
venerdì 19 novembre 2010
Riforma carceraria: da scuola di crimine a recupero sociale
Sono scosso da una recente esperienza che mi ha sollecitato la stesura del presente post: ho visto da molto vicino la condizione carceraria e ciò mi impone la pubblicazione del mio pensiero in merito nella speranza che venga in qualche modo ascoltato dalle istituzioni preposte alla sua gestione.
E' opportuno partire da una cosiderazione sulla situazione attuale per evidenziarne i limiti al fine di proporne una soluzione; ad oggi colui il quale commette un reato finisce in una struttura degradante dove il recupero è apparentemente (e a mio avviso sostanzialmente) l'ultimo dei propositi; anzitutto il fatto di essere messi insieme a soli criminali ha la funzione di consolidare e far evolvere la coscienza criminale del soggetto che vi finisce, dato che i principali interlocutori sono di tale estrazione; inoltre le condizioni in cui vengono posti aumenta il disagio e di conseguenza alimenta la parte peggiore dell'individuo, costretto, anche quando non predisposto per natura, a tirare fuori il peggio di sè per sopravvivere in una selezione verso il basso; le guardie carcerarie, in virtù di una formazione evidentemente insensibile al recupero del detenuto, non aiutano certo il recupero auspicato da una coscienza di buon senso. Attualmente chi entra in carcere ha alte probabilità di aumentare la propria inclinazione criminale sia perché "formato" all'interno del carcere, sia perché una volta uscito il reinserimento nella vita sociale legale è compromesso dalla macchia indelebile del proprio passato. Va premesso che è importante il recupero tanto quanto la funzione punitiva alla quale assolve la pena; va sottolineato inoltre che la pena andrebbe commisurata al danno sociale inflitto dal crimine commesso: anche questo concetto mi pare talvolta trascurato dalle norme attuali. Rivedrei dunque sotto questa luce le misure coercitive con le quali esercitare deterrenza, recupero, ed introdurre anche un recupero sotto l'aspetto del danno sociale inflitto col crimine commesso. E' opportuno iniziare con una rivalutazione delle pene di modo da commisurarle, come anticipato, al danno sociale inflitto; ritengo poi che la formula ideale (o per lo meno che migliorerebbe di molto la forma attuale) consisterebbe nel sostituire l'attuale detenzione con l'obbligo di lavorare per ripagare ampiamente ai danni inflitti alla società col proprio crimine; ne gioverebbe la società e chi ha commesso il crimine, che sarebbe poi naturalmente reintrodotto nella legalità nel momento in cui finisse di pagare per il proprio reato.
E' opportuno partire da una cosiderazione sulla situazione attuale per evidenziarne i limiti al fine di proporne una soluzione; ad oggi colui il quale commette un reato finisce in una struttura degradante dove il recupero è apparentemente (e a mio avviso sostanzialmente) l'ultimo dei propositi; anzitutto il fatto di essere messi insieme a soli criminali ha la funzione di consolidare e far evolvere la coscienza criminale del soggetto che vi finisce, dato che i principali interlocutori sono di tale estrazione; inoltre le condizioni in cui vengono posti aumenta il disagio e di conseguenza alimenta la parte peggiore dell'individuo, costretto, anche quando non predisposto per natura, a tirare fuori il peggio di sè per sopravvivere in una selezione verso il basso; le guardie carcerarie, in virtù di una formazione evidentemente insensibile al recupero del detenuto, non aiutano certo il recupero auspicato da una coscienza di buon senso. Attualmente chi entra in carcere ha alte probabilità di aumentare la propria inclinazione criminale sia perché "formato" all'interno del carcere, sia perché una volta uscito il reinserimento nella vita sociale legale è compromesso dalla macchia indelebile del proprio passato. Va premesso che è importante il recupero tanto quanto la funzione punitiva alla quale assolve la pena; va sottolineato inoltre che la pena andrebbe commisurata al danno sociale inflitto dal crimine commesso: anche questo concetto mi pare talvolta trascurato dalle norme attuali. Rivedrei dunque sotto questa luce le misure coercitive con le quali esercitare deterrenza, recupero, ed introdurre anche un recupero sotto l'aspetto del danno sociale inflitto col crimine commesso. E' opportuno iniziare con una rivalutazione delle pene di modo da commisurarle, come anticipato, al danno sociale inflitto; ritengo poi che la formula ideale (o per lo meno che migliorerebbe di molto la forma attuale) consisterebbe nel sostituire l'attuale detenzione con l'obbligo di lavorare per ripagare ampiamente ai danni inflitti alla società col proprio crimine; ne gioverebbe la società e chi ha commesso il crimine, che sarebbe poi naturalmente reintrodotto nella legalità nel momento in cui finisse di pagare per il proprio reato.
giovedì 18 novembre 2010
Riformare il sistema elettorale: democrazia "ponderata"
Premetto che credo che il sistema attuale, in generale, al di là del sistema elettorale, vada riformato, anzi rivoluzionato; consapevole del fatto che i tempi non sono maturi per una rivoluzione, propongo almeno questa riforma per migliorare la situazione attuale.
Ad oggi chiunque, sia esso analfabeta o un premio Nobel, ha diritto al voto, giustamente; è una conquista civile chiamata "suffragio universale"; infatti fino a non troppo tempo fa per esempio le donne non potevano votare; non credo comunque che questo sia il migliore strumento democratico possibile: nel momento in cui ci illudessimo di aver raggiunto una qualche forma di perfezione su temi così complessi, penso che questo corrisponderebbe semplicemente ad un arresto del progresso sul tema in questione. Propongo dunque una miglioria del suffragio universale come oggi concepito con la consapevolezza di non raggiungere certo la perfezione, ma di fare un passo avanti sperando che sia spunto per farne tanti altri: insomma per progredire rispetto alla stasi che domina da troppo tempo.
Premetto che il fine ultimo della politica dovrebbe essere (sembra che talvolta ci sia una certa distrazione in merito) il bene del popolo, e ardisco a dire, nei limiti da prendere oggi in considerazione, del mondo intero, compreso dunque l'ambiente, che peraltro è in stretta relazione, nel lungo termine, col bene del popolo stesso.
Intendo con democrazia "ponderata" il concetto di conferire a ciascun votante un "peso", inizialmente uguale per tutti, e variabile via via nel percorso di vita di ognuno. A titolo di esempio, supponiamo che ad un soggetto venga assegnato un premio Nobel per la pace, reputo dunque che sarebbe opportuno che il peso del voto di questo soggetto subisca un incremento; supponiamo invece che un tale si macchi di orrendi crimini, credo sia giusto che il suo voto subisca invece un decremento. Propongo inoltre dei periodici test facoltativi atti a valutare le sensibilità e capacità dell'individuo nei confronti delle tematiche sensibili al progresso del benessere sociale come inteso in precedenza; questi sono molto delicati e devono limitarsi di modo da non introdurre in alcun modo degli elementi viziati da qualsivoglia orientamento particolare. Come premesso il fine ultimo è la tutela del benessere sociale, e quindi è vantaggioso per tutti che chi dimostri una maggiore sensibilità e/o capacità nella tutela di questo abbia maggior voce nelle decisioni che la riguardano. Il concetto di base è piuttosto semplice e si esaurisce nelle poche righe sopra esposte, in quanto segue entrerò invece nei dettagli di come articolare in pratica il discorso, senza la pretesa che l'implementazione che propongo sia la migliore possibile, anzi, con la sicurezza che sia ampiamente migliorabile, e qui spero nel contributo di eventuali commenti che aiutino in tal senso.
Poniamo dunque che ciascuno parta, alla nascita, con il "peso" 1; già nell'arco del suo percorso di studi, in base alla quantità ed alla qualità dei risultati ottenuti il suo peso subirà delle variazioni; in relazione alla quantità, nel senso che se uno raggiungesse ad esempio una laurea accumulerà più "peso" di uno che raggiunga solo le medie superiori, a parità di risultati; in quanto alla qualità, chi ottenesse voti più alti raggiungerebbe più "peso" di un altro con voti inferiori, a parità di percorso scolastico; inoltre, differenti piani di studi sarebbe corretto che avessero differenti coefficienti in funzione della loro vocazione nella formazione di una coscienza sociale, ovvero mi aspetterei che un percorso prettamente tecnico o professionale abbia un coefficiente inferiore ad uno umanistico; la promozione comporterà un incremento e la bocciatura un decremento; particolari meriti o demeriti comporterebbero anch'essi variazioni, l'importante è che si tenga sempre conto del valore volto alla formazione di una coscienza sociale, ovvero, per esempio, i meriti sportivi non vedo come potrebbero contribuire in tal senso. Non mi addentrerò oltre nell'esposizione dell'implementazione che proporrei poiché vorrei focalizzare l'attenzione sul concetto di base.
Ad oggi chiunque, sia esso analfabeta o un premio Nobel, ha diritto al voto, giustamente; è una conquista civile chiamata "suffragio universale"; infatti fino a non troppo tempo fa per esempio le donne non potevano votare; non credo comunque che questo sia il migliore strumento democratico possibile: nel momento in cui ci illudessimo di aver raggiunto una qualche forma di perfezione su temi così complessi, penso che questo corrisponderebbe semplicemente ad un arresto del progresso sul tema in questione. Propongo dunque una miglioria del suffragio universale come oggi concepito con la consapevolezza di non raggiungere certo la perfezione, ma di fare un passo avanti sperando che sia spunto per farne tanti altri: insomma per progredire rispetto alla stasi che domina da troppo tempo.
Premetto che il fine ultimo della politica dovrebbe essere (sembra che talvolta ci sia una certa distrazione in merito) il bene del popolo, e ardisco a dire, nei limiti da prendere oggi in considerazione, del mondo intero, compreso dunque l'ambiente, che peraltro è in stretta relazione, nel lungo termine, col bene del popolo stesso.
Intendo con democrazia "ponderata" il concetto di conferire a ciascun votante un "peso", inizialmente uguale per tutti, e variabile via via nel percorso di vita di ognuno. A titolo di esempio, supponiamo che ad un soggetto venga assegnato un premio Nobel per la pace, reputo dunque che sarebbe opportuno che il peso del voto di questo soggetto subisca un incremento; supponiamo invece che un tale si macchi di orrendi crimini, credo sia giusto che il suo voto subisca invece un decremento. Propongo inoltre dei periodici test facoltativi atti a valutare le sensibilità e capacità dell'individuo nei confronti delle tematiche sensibili al progresso del benessere sociale come inteso in precedenza; questi sono molto delicati e devono limitarsi di modo da non introdurre in alcun modo degli elementi viziati da qualsivoglia orientamento particolare. Come premesso il fine ultimo è la tutela del benessere sociale, e quindi è vantaggioso per tutti che chi dimostri una maggiore sensibilità e/o capacità nella tutela di questo abbia maggior voce nelle decisioni che la riguardano. Il concetto di base è piuttosto semplice e si esaurisce nelle poche righe sopra esposte, in quanto segue entrerò invece nei dettagli di come articolare in pratica il discorso, senza la pretesa che l'implementazione che propongo sia la migliore possibile, anzi, con la sicurezza che sia ampiamente migliorabile, e qui spero nel contributo di eventuali commenti che aiutino in tal senso.
Poniamo dunque che ciascuno parta, alla nascita, con il "peso" 1; già nell'arco del suo percorso di studi, in base alla quantità ed alla qualità dei risultati ottenuti il suo peso subirà delle variazioni; in relazione alla quantità, nel senso che se uno raggiungesse ad esempio una laurea accumulerà più "peso" di uno che raggiunga solo le medie superiori, a parità di risultati; in quanto alla qualità, chi ottenesse voti più alti raggiungerebbe più "peso" di un altro con voti inferiori, a parità di percorso scolastico; inoltre, differenti piani di studi sarebbe corretto che avessero differenti coefficienti in funzione della loro vocazione nella formazione di una coscienza sociale, ovvero mi aspetterei che un percorso prettamente tecnico o professionale abbia un coefficiente inferiore ad uno umanistico; la promozione comporterà un incremento e la bocciatura un decremento; particolari meriti o demeriti comporterebbero anch'essi variazioni, l'importante è che si tenga sempre conto del valore volto alla formazione di una coscienza sociale, ovvero, per esempio, i meriti sportivi non vedo come potrebbero contribuire in tal senso. Non mi addentrerò oltre nell'esposizione dell'implementazione che proporrei poiché vorrei focalizzare l'attenzione sul concetto di base.
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